NEW YORK: Oops!.. I did it again

Organizzo questo viaggio con circa 6 mesi di anticipo: cerco i voli, cerco la casa, risolvo mille problemi ma finalmente arriva il momento di partire .

Fortunatamente sono carico a palla perché il viaggio è particolarmente impegnativo: sveglia alle 5:00, parecchio tempo a milano, uno stop a Londra e arrivo a New York dopo praticamente 20 ore. La stanchezza si fa sentire anche perché in volo, come sempre, non ho chiuso occhio, nonostante il posto corridoio sia buono e la British Airways un’ottima compagnia.  Ma il peggio arriva ora perché tra Aeroporto e casa ci metto praticamente tre ore tra controlli doganali, treni sbagliati, mancanza di contante per il biglietto della metro, ecc… arrivo a casa a mezzanotte non trovo subito l’appartamento, fa freddo, è buio, sono distrutto…. e inizio ad essere disperato (una punta di drammaticità ci sta sempre bene!)

Il mattino dopo ha tutto un altro sapore anche se la stanchezza mi fa sentire  a pezzi. Comunque la casetta è veramente molto carina, ben attrezzata e confortevole.  Con Airbnb ho affittato un monolocale a Jersey City, a 15 minuti da Lower Manhattan e la scelta è stata molto azzeccata. Faccio un giro nei dintorni e scopro di avere negozi, supermercato e un Donkin’ Donuts, immancabile ad ogni angolo di New York con le sue ciambelle di tutti i tipi e il suo (orrendo) caffè all’americana.

GIORNO 1

Il clima è freddino ma soleggiato.

Mi sposto verso Manhattan con la path e il primo impatto è sconvolgente: l’interno della stazione WTC è enorme, bianco immacolato, pavimenti in marmo, con la luce del sole che entra dalle feritoie sul soffitto, insomma dentro è spettacolare ma mi commuovo ( mai successo prima) quando esco dall’ Oculus di Calatrava e mi trovo davanti Ground Zero.

La bellezza è inspiegabile, di una forza estrema, l’essenza dell’assenza, monumento molto d’impatto e il silenzio, nonostante la gente, è irreale: solo il rumore dell’acqua che scende nelle due enormi vasche quadrate di marmo nero con i nomi delle vittime delle Torri Gemelle incise lungo tutto il perimetro.

Faccio un giro lì intorno e mi dirigo verso Wall Street, fare una foto col toro e con la bambina che lo fronteggia è impensabile, i turisti invadono ogni centimetro lì intorno però girare, anche a vuoto, occhi sempre in alto, è fantastico.

Un bel giro di Lower Manhattan e verso le 17:00 mi dirigo con la Subway verso il Guggenheim Museum che costeggia Central Park. Quello che mi stupisce è la cura per piante e fiori, aiuole e bordure, che ovunque dipingono macchie di colore inaspettate.

La coda è notevole dato che dalle 17:45 si entra ad offerta libera (contro i $25 del biglietto). La struttura è fantastica, la mostra in esposizione non mi entusiasma ma scopro le opere di Brancusi e me ne innamoro.

Comunque vale la pena una visita se non altro per la struttura a spirale unica al mondo sovrastata da un lucernaio che illumina di luce naturale tutto il complesso.

All’uscita, ad un isolato di distanza, entro al Cooper Hewitt, museo del design inserito in una struttura storica, meno conosciuto ma secondo me fantastico. Qui si fonde l’arte antica con la tecnologia più avanzata e la visita è interattiva al 100%: voto 10 +

GIORNO 2

Oggi la giornata è veramente estiva, il cielo è limpido e terso la temperatura ideale per raggiungere Williamsburg, nel distretto di Brooklyn, e godersi una passeggiata lungo le sponde del fiume Hudson con lo sfondo di Manhattan.

IMG_20180422_123930

Le case sono di mattoni a vista con le scale antincendio colorate e i murales ricoprono molte delle facciate, si respira un’aria giovane e piena di vita e salta all’occhio che il quartiere è stato bonificato in tempi recenti e reso residenziale, tanti localini, case meravigliose, spazio all’aperto, parchi, panchine ovunque…. insomma c’è tutto l’occorrente per godersi tutte le attività all’aria aperta degne della bella stagione. Non bisogna aver fretta in casi come questo ma rilassarsi e apprezzare l’attimo. Mi compro un sushi take away e me lo mangio con una vista che farebbe invidia a chiunque.

LA FELICITÀ È ANCHE QUESTO.

Torno a Manhattan, un giro a Union Square con tutta la strana vita che la popola, riposino veloce e poi, alla sera, Times Square, vista mille volte in centinaia di film, iconica e sorprendente. Se ti lasci trascinare dalle sue mille luci, dai grattacieli ricoperti di led luminosi, dalle insegne alte 10metri, dai negozi aperti h24, dagli strani personaggi seminudi che ballano per i turisti, dalla folla e dalla musica, ti toglie il fiato e, se la prendi per giusto verso, ti fa tornare bambino come pinocchio nel paese dei balocchi: non devi resistere a Times Square, è questo il segreto.

Risultato: stanco ma soddisfatto, bisognerebbe avere ancora forze ma sono umano e ho anche una certa età, direi che la via di casa mi attende.

IMG_20180422_230341

IMG_20180422_220944

GIORNO 3

Parto di buon ora alla ricerca dell’ultimo murales di Banksy, in zona Bowery, di denuncia contro l’arresto della giornalista turca Zehra Dogan. Quando al fondo della via ti si para davanti è un colpo d’occhio notevole e di grande impatto: Banksy riesce sempre a lasciare il segno.

IMG_20180423_105117

Siamo a  Nolita, il quartiere è un meltin pot tra antico e moderno, pochi grattacieli e tante scale antincendio addossate alle palazzine di mattoni a vista, iconiche e caratterizzanti. Enormi camion dei pompieri che escono dalla caserma e gli immancabili taxi gialli completano il quadro.

Mi dirigo verso sud, verso Chinatown, che non riserva sorprese con le sue strade strette, i negozi e le bancarelle stracolmi di pesce essiccato, strane verdure, souvenirs made in China;

gli ideogrammi scritti ovunque non aiutano certo a capire meglio e mi lascio trasportare, mi perdo ad ogni angolo, seguo le grida e gli odori e mi ritrovo ad entrare in un ristorante la cui cuoca in vetrina mi attira parecchio, con le sue pentole di brodo fumanti da cui estrae non meglio precisate pietanze. Ma il miglior biglietto da  visita sono i parecchi clienti cinesi ed attempati, sempre una sicurezza quando la gente del posto mangia in un locale.

È comunque sempre una bella esperienza tuffarsi in un mondo diverso… una zuppa, un tè verde e un piatto di ravioli mi rifocillano e mi preparano per la seconda parte della giornata e gli odori e i rumori si fondono in un unico quadro iperrealista.

Un salto a Central Station non può mancare, un crogiuolo di gente che parte, che arriva e che curiosa. E’ un meraviglioso dedalo di marmi lucenti, ottoni tirati a lucido e soffitti affrescati con le costellazioni dello zodiaco. Sui diversi piani che la compongono trovano spazio un enorme Apple Store, tanti negozi e una variegata Food Court pronta a soddisfare i palati di tutti colori che si trovano a passare da qua, oltre naturalmente alla metropolitana e ovviamente ai treni che da qua partono per ogni destinazione.

img_20180423_135312484829548.jpg

img_20180423_134852-1622819916.jpg

Ci si potrebbe passare un’intera giornata ma voglio andare a prendere la tramway per raggiungere Roosvelt Island che con i suoi ciliegi in fiori in fiore sembra un angolo di paradiso sospeso tra Manhattan e il Queens.

img_20180423_1527041507233736.jpg

La traversata con la funivia dura pochi minuti ma è imperdibile anche perché fiancheggia il Queensboro Bridge, imponente e bianco che collega Manhattan al Queens.

Da Roosvelt Island arrivo a LIC acronimo di Long Island City, quartiere del Queens, per visitare il Moma PS1, un esempio virtuoso di come la ristrutturazione conservativa di una scuola pubblica abbia dato vita ad uno dei più importanti musei di arte contemporanea di New York. Diverso da ogni altro il museo ospita diverse mostre permanenti e temporanee ma il pezzo forte è il museo stesso, con i suoi muri scrostati, le sue scale di ferro, le scritte risalenti al suo passato scolastico.

Una passeggiata per scoprire la zona e poi si ritorna verso Manhattan, sta calando la sera ed è il momento sicuramente più affascinate, quello spazio temporale tra il giorno e la notte che rende tutto un po’ misterioso.

GIORNO 4 

Mattinata dedicata alla visita dell’ Observatory World Trade, a tutt’oggi il più alto grattacielo di New York, costruito a Ground Zero.

La salita in ascensore è spettacolare, tecnologica, velocissima e nei 48 secondi che ti portano al 102° piano scorrono le immagini, sulle pareti interne che sono display al plasma, della nascita della città dalle paludi ai grattacieli. Della vista da lassù penso che bastino le immagini

img_20180424_101148-1006152867.jpg

Trovo che sia estremamente costoso (circa 40$) ma bisogna farlo, scegliere il grattacielo che più ispira e salire. Ogni osservatorio ha le proprie peculiarità, ma sappiate che da qua non si vede Central Park, essendo a Lower Manhattan, e non si esce all’aperto. La vista è comunque spettacolare e a 360 gradi.

Mi sposto verso il Madison Square Park per godermi la vista del Flatiron Building, la zona è veramente gradevole, bei giardini e spazi con tavolini e sedie per godersi un meritato riposo e il bel panorama.

img_20180424_113325-11299916082.jpg

img_20180424_114318-252513956.jpg

Questi spazi sono frequenti a N.Y. , dotati di wi-fi, accessibili a tutti e colorati, questa la dice lunga sull’attenzione che viene riservata alle persone e non solo turisti. Ma la mia curiosità è attratta dalla High Line, un percorso pedonale lungo circa 2 km e mezzo, costruito sulla vecchia ferrovia sopraelevata, di conseguenza rialzato rispetto alla strada, che corre lungo il lato occidentale di Manhattan. Tanto verde, opere d’arte, scorci panoramici, aree pic-nic insomma un posto favoloso per una passeggiata in un giorno di sole.

img_20180424_131416-1-935132409.jpg

Ci sta ancora un salto al Chelsea Market, che trovo gradevole ma un po’ turistico e decisamente caro. Riposino e giro serale al Rockfeller Center, Radio City Hall e dintorni.

img_20180424_144112-177779695.jpg

GIORNO  5

Il tempo è decisamente autunnale, piove e c’è nebbia ma non voglio cambiare i miei piani per 4 gocce d’acqua. Il progetto è di attraversare a piedi il Brooklyn Bridge e spostarmi in quella zona anche perche oggi pomeriggio ho prenotato la mostra DAVID BOWIE IS al Brooklyn Museum… e così sia.

Certo il sole rende tutto più piacevole ma anche questo tempo è affascinante e vedere i grattacieli “con la testa tra le nuvole” è comunque una bella esperienza.

img_20180425_125457417707096.jpg

Attraversato il ponte mi dirigo verso Dumbo (Down Under the Manhattan Bridge Overpass) da cui si gode una bella vista sia del Brooklyn Bridge che del Williamsburg Bridge. Anche questo quartiere sta vivendo una seconda giovinezza e si respire nell’aria.

img_20180425_130222612465065.jpg

Per pranzo mi salvano quasi sempre i Deli che sono sparsi ovunque, negozi a metà tra il supermercato e la gastronomia, che vendono, oltre al resto, cibo pronto a peso e ti danno la possibilità di consumarlo sul posto: una vera isola felice in una città che non è propriamente economica.

Il museo di Broolyn è leggermente decentrato, bella struttura ed esposizioni interessanti, ma sono qua per la mostra sulla carriera di David Bowie che mi  assorbe gran parte del pomeriggio: bellissima  anche perchè vista in una cornice unica.

img_20180425_175944-1887464329.jpg

img_1119

GIORNO 6

Finalmente una bella giornata di sole, diciamo che definire variabile questo tempo di aprile è un eufemismo! Ma non mi lamento perchè N.Y. è comunque meravigliosa, con ogni temperatura e ogni clima.

Inizio spostandomi verso il Greenwich Village, cuore pulsante della comunità LGBT, dove ancora resitono i luoghi culto di tante battaglie a favore dell’uguaglianza e dei diritti civili.

Passo da Sylvia Rivera street e mi fermo davanti al mitico Stonewall, due pietre miliari per la militanza omosessuale. Il Village è bellissimo con le sue case basse in mattoni a vista, i bei parchi di quartiere, il teatro locale e i localini di ogni tipo. Si avverte un’aria rilassata e molto piacevole.

IMG_20180426_115436

La bellissima giornata invoglia a passeggiare e così mi spingo fino a Washington Square, godendomi una N.Y. fiorita, colorata e profumata. Un dosa, crespella indiana vegana, comprata da un venditore per strada e un prato verde sono il mio ristorante a pranzo. Come me centinaia di persone che si godono il sole sui prati di questa splendida piazza. La cosa fantastica di ogni parco è che sei immerso nel verde e circondato dai grattacieli che fanno da sfondo: un’esperienza unica.

Dopo un meritato riposino si sposto con la subway a Battery Park, punta estrema a sud di Manhattan, per prendere il ferry boat e arrivare a Staten Island. Forse data l’ora, il tempo bello o il fatto che la traversata è gratuita, mi trovo in mezzo ad un muro di gente, moltissimi turisti e tanti locali, ma i traghetti sono molto grandi e c’è posto per tutti. Il tragitto dura meno di mezz’ora e se si riesce a conquistare un posto a poppa o a prua è molto piacevole e la vista di Manhattan è strepitosa. Le foto e i video si sprecano!

IMG_20180426_140856

IMG_20180426_144652

IMG_20180426_143934

Al ritorno mi fermo a mangiare un pretzel dolce di Auntie Anne’s, fatti al momento sotto i tuoi occhi, zucchero e cannella, mi fanno toccare il paradiso con un dito (bè mi basta poco per essere felice!).

Come una trottola impazzita torno a nord, ad Upper west side, verso Columbus circle  e il Lincoln Centre. Zona modernissima di grattacieli ed enorme centro culturale che comprende il teatro dell’opera, la biblioteca, piazze spaziose, fontane ed altri edifici che ospitano mostre.

img_20180426_195656-2094595674.jpg

Ancora un salto al MAD  (Museum of Art and design) in Columbus Circle ma la stanchezza della giornata inizia a fasi sentire.

img_20180426_191030-1480288827.jpg

img_20180426_185202-189972566.jpg

GORNO 7

Il tempo è di nuovo autunnale ed è quello più adatto per i musei ma la città mi inghiotte e mi lascio trascinare per le sue vie senza meta, che è poi il modo migliore, e quello che preferisco, per godersi appieno le mille sfumature che solo le grandi metropoli sanno offrirti. Quinta, Ottava, Madison avenue come non farsi affascinare dalle vetrine, dalla folla, dal traffico, dai colori? Cammino senza meta come in un sogno: passo davanti a Tiffany’s , a Macy’s, a Bloomingdale e poi Michael Kors, Bulgari, Dolce e Gabbana… ogni tanto un po’ di luccichio ci vuole, anche solo per riempirsi gli occhi.

img_20180427_120627-602938507.jpg

Il tempo passa veloce ed è ora di avvicinarsi al Moma, ma complice la pioggia e l’ingresso gratuito il venerdì pomeriggio, mi trovo in mezzo ad una folla enorme, una folla che neanche il primo giorno dei saldi  di Zara…

img_20180427_175225-963361554.jpg

in questi casi o ci si arrende o ci si lascia trascinare con pazienza, senza innervosirsi e così dopo il primo impatto, mi godo comunque un bel giro all’interno del museo che mi fa scoprire, come sempre accade, artisti che non conoscevo e che mi appassionano.

inaspettatamente passo un paio di ore veramente piacevoli certo, con meno gente sarebbe stato meglio, ma quando si viaggia bisogna anche sapersi adeguare alle circostanze che si presentano e cavalcare l’onda.

Quando esco è già buio ma non posso rinunciare alla visita al Whitney Museum che si rivela essere la cosa migliore della giornata.

img_20180427_215753-817794878.jpg

L’ingresso al venerdì dalle 16 alle 22 è “Pay what you want” cioè ad offerta libera. All’interno, oltre alle meravigliose esposizioni di artisti contemporanei, performance di balletto, musica e non da meno, ad ogni piano, terrazze panoramiche che fanno godere la vista di N.Y., nel mio caso di notte, illuminata… che spettacolo meraviglioso, peccato solo per il vento gelido!

img_20180427_2021041589365607.jpg

img_20180427_203536-1338726168.jpg

img_20180427_21583033619315.jpg

GIORNO 8

Ultimo giorno utile per la (ri)scoperta della metropoli “che non dorme mai”. Posti ne mancano molti ma non sono ancora riuscito ad andare ad Harlem e allora devo obbligatoriamente ovviare alla mancanza! Oggi, nonostante le previsioni diano pioggia, splende un sole estivo meraviglioso.

Nonostante gli sforzi, dato che il percorso è lastricato di angoli che mi chiamano,  arrivo ad Harlem verso le due di pomeriggio con una notevole fame, certo di trovare subito il ristorante da Sylvia, specializzato in cucina del sud. Naturalmente la fermata della metro non è quella che pensavo e i piani vanno presto in fumo, ma giro l’angolo e mi imbatto in una pescheria/friggitoria di quartiere e vi assicuro che per soli 6$ mangio i più buoni gamberi con patatine fritte della mia vita: come detto prima, bisogna lasciarsi trasportare!

img_20180428_144758-677434113.jpg

Harlem, nonostante il caldo e la stanchezza, non mi permettano di completare il giro proposto dalla Lonely Planet, è sicuramente un quartiere vivo, rumoroso, affascinante e sicuramente economico rispetto a Manhattan. E’ sabato pomeriggio, la gente affolla il quartiere, ad ogni angolo banchetti di gelato e bancarelle di cd contraffatti, tshirt, incensi.

Mi spingo fino al teatro Apollo, tempio della black music da cui sono passati tutti i più grandi del jazz e del blues, da Etta James a Prince, da Louis Armstrong a Billie Holiday.

Affermare che l’aria che si respira è magica sarebbe banale ma è così,  e Harlem è la conclusione migliore di questa mia terza volta (e sicuramente non ultima) a New York. Ogni quartiere vive di vita propria, ognuno con le proprie caratteristiche e particolarità, i vari ponti uniscono e completano, come  fili colorati, una tela incredibile e non riproducibile. Capisco l’amore che in tanti provano per questa città e lo condivido, ora, finalmente, mi sento di poterlo affermare, domani si parte ma questo è solo un arrivederci.

GIORNO 9

La partenza: faccio la valigia, mi resta un po’ di tempo per fare un giro nel quartiere, a Jersey City, che mi ha ospitato in questi giorni. Non mi dilungo, ho già scritto troppo… solo bye bye N.Y. see you next time!

Annunci